Un incontro inaspettato

di Alice C.

Era una giornata di sole e stavo facendo una corsa. Sono Michela una ragazza di vent'anni di aspetto nobile e furbo con capelli biondo chiaro e occhi color ambra e sono laureata in giurisprudenza.

Dopo essere uscita dal mio ufficio più stressata che mai decisi di andare a casa a cambiarmi per poi uscire a fare una corsa al parco. Erano le ore sedici e trenta di un giovedì pomeriggio e stavo correndo ascoltando musica classica; ad un certo punto vidi passare davanti a me un ragazzo dall’aria famigliare. Lui mi calpesta il piede scusandosi, i nostri sguardi si incrociano e capisco che si tratta di Mike, una vecchia conoscenza. Mike ha vent’anni come me è di aspetto gentile, ha capelli biondi e occhi azzurri, carattere esuberante ed è laureato in lingue. Non ci vedevamo dalla terza media, perché i nostri percorsi di studio avevano preso strade completamente differenti.

D'impatto gli chiesi cosa stesse facendo nel parco vicino a casa mia e lui mi rispose che si era trasferito in zona per lavoro. Pensai che fosse fantastico!. Dopo esserci scambiati i numeri di telefono e salutati tornammo tutti e due nei nostri appartamenti.

Qualche giorno dopo ricevetti una mail misteriosa e inaspettata con l’invito ad un ricevimento per sponsorizzare un brand di moda. Con grande emozione decisi di accettare e iniziai subito a pensare ai preparativi: come vestirmi, quale acconciatura e quali accessori per una serata in cui essere elegante sentendomi a mio agio.

Al ricevimento c’erano molte persone e, sorpresa, vidi Mike!. Una nostra amica in comune nonché collega di lavoro di Mike mi svelò che era stato invitato proprio dall’organizzatore del ricevimento. Lui mi venne incontro e trascorremmo la serata insieme raccontandoci cosa avevamo passato in tutti gli anni in cui non ci eravamo visti. Mike mi raccontò di aver vissuto un lungo periodo di lavoro in Australia ma che non era stata un’esperienza piacevole perché il clima tra i colleghi si era rivelato troppo competitivo. Io gli dissi che non avevo mai lasciato la mia casa per un trasferimento di lavoro ma che sarei stata disposta a partire più volte perché anche nel mio ufficio c’erano stati momenti difficili. Parlammo piacevolmente per tutta la sera e il tempo trascorse così velocemente da non accorgersi che era ormai l’una e mezza e cheteremmo dovuto passare ai saluti. Avevo notato per tutta la serata che a Mike brillavano gli occhi mentre mi parlava, cosa che non mi stupiva perché io guardandolo sentivo una certa calda emozione dentro di me. Mi chiedo ancora come dopo tanto tempo fosse stato possibile incontrarsi di nuovo.

La mattina seguente andai in ufficio come tutte le mattine ripensando alla sera precedente e immaginando una giornata comune quando inaspettatamente Mike si presentò davanti a me alle quattordici e venti circa per invitarmi a cena. Io ovviamente accettai. Lui era molto contento. Certo non potevo più pensare che sarebbe stata una giornata come tante altre.

La sera mi preparai senza tralasciare nessun particolare. A cena parlammo tantissimo quella sera finché si fece tardi e io ebbi l’audacia di proporgli di prendere un taxi e andare a casa mia. Nel taxi lui mi baciò e io fui davvero contenta. Arrivati a casa chiacchierammo ancora un per un po’ e decidemmo di dormire insieme. La mattina non lo trovai nel letto però trovai sul cuscino una lettera firmata da Mike con scritto: “Grazie Michela per la splendida serata”. Andai in ufficio più felice che mai, non sapendo che non ci saremmo rivisti per ben due settimane. Nessuno dei due avrebbe trovato il coraggio di organizzare nuove occasioni di incontro per paura che l’altro non avrebbe accettato.

Ma un giorno, l’otto maggio alle ore diciotto e trenta , sentii bussare alla porta di casa: era proprio lui, Mike, con un anello di brillanti in mano per chiedermi se volevo essere la sua fidanzata. Io senza esitazione accettai. Non ci lasciammo più. Dopo circa sei mesi ci trasferimmo a New York City a coronare la nostra storia d’amore con il più bel matrimonio che avrei mai potuto desiderare. E mi chiedo ancora oggi come da una banale corsa sia nato tutto questo.

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